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Il grido Muto – Amalia Cappello

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Prefazione
di Salvatore Ferranti

Le poesie di Amalia Cappello raccontano la vita partendo dal principio. Sono storie in versi che nascono dal bisogno di comunicare l’urgenza intima dei sentimenti.
È un mondo semplice ma ricco di sfumature, quasi puro nel suo delinearsi, che intreccia universi con lo stupore di una fanciulla che piano piano cresce e acquista consapevolezze.
C’è il tonfo e c’è la risalita, lungo pendii che sono ora aspri e ora dolci; un percorso esistenziale che contempla la stasi e la scoperta, l’amore che redime e l’amore che condanna.<br>Un cuore che si interroga senza lasciarsi mai distrarre del tutto però, perché lo sbaglio potrebbe non concedere altre possibilità.
Amalia è di volta in volta madre e pure figlia, moglie, amante, regina di un mondo che non riesce a comprendere fino in fondo. I suoi smarrimenti hanno il colore del mare quando arrivano le nuvole a mutare le correnti; gli occhi si fanno umidi, si fa fatica anche a respirare.
Poi torna il sereno però, con la fede che prova a mettere ordine nel ripostiglio dei ricordi.
È la memoria a legare a doppio filo esperienze che il tempo ha riempito di polvere e muschio di montagna. Un senso di appartenenza che diventa solidarietà spesso, desiderio di condivisione, un gesto che contempla il ritorno a casa, agli affetti che scaldano le notti. Un messaggio positivo, in fondo, che lascia poco spazio ai ripensamenti perché la vita va vissuta nell’attimo che non si ripete mai. Il tradimento è solo del pensiero che ogni tanto si inganna e produce refusi nella mente, impercettibili vuoti che procedono lungo binari sempre più evanescenti. Occorre forza e determinazione per affrontare il male di vivere: questo sembra volerci dire la Cappello con le sue poesie. E amore.
L’amore che si erge a istinto primordiale e non si lascia condizionare dalle finte illusioni delle basse maree. Amore verso se stessi e verso gli altri, verso i fiori, gli alberi, il più minuscolo degli esseri viventi. Ci vuole cura, se non si vuole che tutto perisca in un istante; il sangue può salvare ma anche distruggere per sempre. E allora che sia il cuore a decidere ciò che è meglio fare per rimanere a galla e guardare per un altro giorno l’immensità del creato, senza recriminazioni, senza ripensamenti.
La ragione si sposa di rado con il sentimento, è vero, ma può diventare radice, solido tronco per resistere ai colpi del destino. Insieme alla passione più grande, quella che “move il sole e le altre stelle”, per citare il sommo poeta. Il grido muto quindi, da ossimoro evidente, racchiude il senso ultimo della raccolta, l’angoscia esistenziale dell’uomo contemporaneo che nonostante tutto non si arrende ai colpi della vita.

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