In Esoterismo/ Poesie

Perinde ac Cadaver – Llorenç Lluell

Poesie – Poemas

Tesi in italiano e spagnolo

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Si licet parva [mea] componere magnis

“La cultura è la penna di Dio, e la poesia ne è spesso l’inchiostro di grazia”.
La “poesia” – quando è degna di questo nome – è autentica “creazione”, che si libra tra la terra e il cielo.

Auguro a tutti di leggere queste pagine, ricavandone il medesimo profitto spirituale di cui io stesso ho goduto.

+ Enrico dal Covolo
Vescovo tit. di Eraclea
Assessore nel Pontificio Comitato di Scienze Storiche
Presidente della Commissione Scientifica dell’Accademia Bonifaciana di Anagni

Prefazione

Ringrazio di cuore il caro e fraterno amico LLORENÇ LLUELL, per avermi dato l’opportunità di condividere, con il Suo lavoro, Perinde ac Cadaver, le emozioni e i sentimenti custoditi nel Suo cuore e resi visibili, come piccoli ma preziosi monili di cui, reciprocamente, ci facciamo dono, quale segno d’affetto e silenzioso messaggio per manifestare il piacere e il dovere di offrire quanto, faticosamente, abbiamo raggiunto e conquistato in questo viaggio alla ricerca del senso della vita celato nel profondo mistero del nascere, vivere e… morire.
Una parabola che inizia con la scintilla di luce all’inizio del cammino e continua guidandoci, tra ombre e luci, verso quel buio, caratterizzato dal dolore, dalla sofferenza e dalla morte fisica, senza però farci mai perdere di vista che oltre il tempo e lo spazio, in quell’alternarsi di sorrisi e pianti, troveremo quell’altro che individuiamo in quella LUCE DIVINA dove, in una catarsi d’amore, si fonde l’IO con il NOI.
L’immagine che esce da questo esoterico lavoro, che procede dalla visita interiore dell’io, la monade dell’autore, e prosegue verso l’anima del mondo, si presenta come un mosaico dove ogni tassello rappresenta un gradino di una scala sulla quale, passo dopo passo, il lettore è invitato a ripercorrere il proprio vissuto accettandone la storia per riscoprire il sacro valore della riconciliazione e il profano esercizio della complementarietà.

L’autore indica un percorso, una guida per i perplessi che, smarriti, alzano gli occhi oltre l’immanente e cercano risposte nel trascendente.
Una guida, verso dopo verso, sussurrata all’orecchio del lettore, che invita a quel silenzio in grado di aprire gli occhi, e gli altri sensi, e prepararci a osservare il mondo lasciando che il tempo modelli le coscienze e dia le risposte al mistero dell’essere… dell’esistere.
Auguro una buona lettura ed una proficua meditazione.

Prof.Dott. Lino Mungari PH.D.
Presidente del Senato Accademico
dell’Accademia Tiberina già Pontificia – Roma

Nota dell’Editore

Perinde ac cadaver. L’obbedienza, il cieco seguire, il far sì che il corpo si lasci trasportare senza opporre resistenza, rimanendo immobile, come un cadavere, appunto: perinde ac cadaver.
Attraverso i poemi presenti nella silloge, l’autore, apparentemente, fa la stessa cosa: si lascia trasportare, dall’amore, dall’osservazione monastico-meditativa, da un ermetico parlare.
Si scopre, pian piano, interlocutore di sé stesso, lasciando al lettore piccole tracce luminose che gli serviranno per giungere a un Nord privo di stelle.
Sovverte il pensiero e lo pone su piani alti, bui, intensi.

Ma è un buio che guarda alla Luce, un lato oscuro dove poter attingere a piene mani la Forza necessaria per poter proseguire il cammino nel sé più puro e pulito. Tormentato, è vero, ma mentre il vaso del monaco gira sul “torniello”, si prepara al Lavoro, perché solo attraverso di esso e attraverso il passare nel forno trasformatore, può esistere il cambiamento.
La silloge si chiude con il poema che dà il titolo al volume, dove l’autore pone in essere un gioco di prestigio.

Dove, per dirla con paragone moderno, passa da una visione bidimensionale a una tridimensionale, dove l’ologramma umano prende e perde il corpo nello stesso istante, ponendo le basi al salto quantico che porta “l’Essere” di fronte al Divino, dove lo stesso Divino si specchia in sé stesso.
Se dovessi trovare una chiave interpretativa nell’emisfero orientale del pensiero, utilizzerei una vecchia frase dello ZEN: Non ho nulla… ho tutto.

Fabio Pedrazzi
Editore