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Rapsodia ungherese nel Rio de La Plata – Luis Mario Borri

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Il silente e metafisico Río de La Plata (fiume largo quanto lungo, mare di acqua dolce color marrone) offre sostegno geografico, ma anche metaforico, a tutta la narrazione, perché plata, in spagnolo, significa argento, denaro, ed è appunto un fiume di soldi, senza dubbio macchiato di sangue, che muove situazioni e personaggi.
I momenti salienti della storia – che è anche una storia d’amore – si consumano all’ombra di due edifici, due gemelli architettonici unici in Sudamerica: il Pasaje Barolo di Buenos Aires in Argentina e il Palacio Salvo di Montevideo in Uruguay.
Il titolo rimanda anche alla strana sindrome nostalgica che la Danza ungherese n° 1 di Johannes Brahms provoca nel protagonista: il tanguero Francisco Sastre, un ex comunista, “cane sciolto” deluso della politica, titolare di un’agenzia di investigazione montevideana.

LUIS MARIO BORRI
Nato nel 1950 a Berisso, Repubblica Argentina, figlio d’immigranti italiani, padre di quattro figlie, daltonico, mancino, autodidatta, esule dal suo Paese negli anni della dittatura, ha vissuto in Brasile, Svezia e Italia. Autore di un centinaio di racconti, Rapsodia ungherese nel Río de La Plata è il suo primo romanzo.
Dal 2012 vive e beve il mate a Reggio Emilia.